Memorie di Famiglia

Memorie di Famiglia

(Parte 1 de 7)

Francesco Guicciardini Memorie di famiglia

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TITOLO: Memorie di famiglia AUTORE: Guicciardini, Francesco TRADUZIONE E NOTE: NOTE: Il testo è stato riprodotto dall'edizione critica delle Opere di Guicciardini a cura di Roberto Palmarocchi (Laterza, Bari 1936, vol. IX). Le parti del testo racchiuse tra parentesi quadre, quando non siano evidenti interventi di restauro del curatore, indicano aggiunte a margine dell'autore.

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/

TRATTO DA: "Diario del viaggio in Spagna" di

Francesco Guicciardini Edizioni Studio Tesi s.r.l., Pordenone, 1993 Piccola Biblioteca Universale n. 7

INDICE DI AFFIDABILITA': 1 0: affidabilità bassa 1: affidabilità media 2: affidabilità buona 3: affidabilità ottima

ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO: Stefano D'Urso, stefano.durso@mclink.it

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Memorie di famiglia di Francesco Guicciardini

L'avere notizia de' maggiori suoi e massime quando e' sono stati valenti, buoni ed onorati cittadini, non può essere se non utile a' descendenti, perché è uno stimulo continuo di portarsi in modo che le laude loro non abbino a essere suo vituperio; e per questo rispetto io ho disposto fare qualche memoria delle qualità de' progenitori nostri, non tanto per ricordo mio, quanto etiam per coloro che hanno a venire; e faccendolo non per pompa ma per utilità, dirò la verità delle cose che mi sono venute a notizia, etiam de' difetti ed errori loro, acciò che chi leggerà s'accenda non solo a imitare le virtù che hanno avute, ma etiam a sapere fuggire e' vizi. Holle ritratte con gran fatica e diligenzia, non tanto per cose che io abbi udite quanto per ricordi e molto più per lettere loro, le quali mi sono state specchio a conoscere non solo le cose fatte da loro, ma etiam le qualità ed e' costumi loro. E perché qui dirò la verità, prego e' discendenti nostri a chi le verranno alle mani, non le mostri a alcuno fuora di casa, ma serbile per sé e sua utilità, perché io l'ho scritte solamente a quello fine, come quello che desidero due cose al mondo più che alcuna altra: l'una la esaltazione perpetua di questa città e della libertà sua; l'altra la gloria di casa nostra, non solo vivendo io, ma in perpetuo. A Dio piaccia conservare e accrescere l'una e l'altra.

Io non ho notizia certa, con tutto n'abbi ricerco assai, donde abbi avuto origine la famiglia nostra, ma truovo ebbe el priorato circa al milletrecento, circa a otto anni poi che fu cominciato quello magistrato; ed e' primi di casa che avessino questa dignità furono Simone e Lione, e' quali etiam furono gonfalonieri di giustizia. Non ho notizia delle qualità loro, e stettesi la casa nostra poi buon tempo, cioè circa a ottanta anni, in grado mediocre di ricchezze e di stato, e come volgarmente si dice, buoni popolani. Di poi è cresciuta in modo, prima di ricchezze e poi di stato, che è stata sempre, massime per stato, ed ancora oggi è delle prime famiglie della città; ed ha avuti abondantissimamente tutti gli onori e gradi della città, ed insino a oggi quindici volte el gonfaloniere della giustizia, che a Firenze non è se non cinque case l'abbino avuto più volte. E questo basti in genere della casa. Dirò ora in particulare di alcuno uomo, cioè di quelli che sono stati in più qualità e grado.

Messer Piero, da chi siamo discesi noi, fu cavaliere, ma non ho notizia da chi fussi fatto e per che conto; fu ricco uomo e curò le faccende che aveva in Toscana messer Niccola Acciaiuoli gran siniscalco del reame, ed attese per lui alla muraglia di Certosa; e parmi facile a credere, considerati gli altri portamenti sua, che vi arricchissi drento, perché e' fu quasi manifesto usurario ed infame. Fu gonfaloniere di giustizia una volta, e per altro ebbe poco stato. Ebbe un solo figliuolo maschio, chiamato Luigi, del quale subito si dirà.

Messer Luigi, unico figliuolo di messer Piero, morto el padre, per paura che el corpo suo non fussi staggito a petizione del vescovo come di usuraio, ebbe a convenirsi con detto vescovo ed a tassarsi degli incerti, e così a restituire a quegli certi a chi messer Piero avea prestato a usura. È vero che non restituì le somme intere, ma una certa parte, secondo che si convenne con loro; e fu consigliato da frate Luigi Marsili frate di Santo Augustino, che era grandissimo teologo, che questa satisfazione gli bastava etiam in foro conscientiae; e di questo ne fece particularmente un lungo ricordo a uno suo libro di sua mano, al quale io mi rimetto. Fu di poi uomo ricchissimo, e forse così ricco come uomo che fussi allora nella città. Nello stato ebbe molte degnità e fu più volte imbasciadore di fuora, ed al Papa, ed a Giovan Galeazzo duca di Milano, ed a Lodovico duca d'Angiò, quando passò in Italia per la impresa di Napoli contro al re Carlo. Ebbe ancora degli uffici di fuora, benché io non so particularmente el numero, ma fra gli altri fu vicario di San Miniato, el quale uficio esercitò con tanta grazia e benivolenzia de' sudditi, che alla partita gli feciono onori grandissimi e nuovi, e fecionlo dipignere al naturale in una loro sala, benché el suo successore per invidia la fece loro scancellare.

Fu gonfaloniere di giustizia tre volte, e la prima volta trovò la città in gran tumulto, perché el popolo, a tempo di Salvestro de' Medici suo antecessore, aveva arse e saccheggiate le case a molti de' primi uomini della città; ed attendendo egli a quietare queste turbazione, el popolo minuto ed e' Ciompi, dubitando che tranquillata la città non fussino castigati de' furti ed incendi avevano fatti, e stimolati ancora dagli otto della guerra, che erano inimici degli ottimati ed avevano gran credito col popolo, e da Salvestro de' Medici ed alcuni altri cittadini che andavano alla medesima via, feciono una certa congiurazione; la quale sendo venuta a notizia de' signori, ed avendo fatti sostenere alcuni di loro da chi intesono el trattato e di poi Salvestro, la moltitudine si levò ed arse la casa del gonfaloniere e di molti altri cittadini; di poi prese per forza el palagio del podestà, ed in ultimo, entrata nel palagio de' signori, gli cacciò di palagio, cassògli del magistrato ed in luogo loro elesse altri. Ed in questo tumulto el gonfaloniere Luigi fu fatto cavaliere da loro, e poi confinato a Poppiano in villa sua, sì che in uno tempo di dua o tre dì gli fu da' medesimi uomini arsa la casa, toltogli el magistrato, cacciato della città, e fatto cavaliere.

Tutti coloro che hanno scritto questo movimento danno carico grande alla signoria e massime al gonfaloniere per esserne capo, e biasimangli come uomini vili e dapochi, che non dovevano mai abandonare el palagio. Io non intendo ora giustificare particularmente questa accusa, ma la conclusione è che ogni uomo savio non arebbe fatto altrimenti; perché avevano la moltitudine inimica e gli otto della guerra, e' quali gli tradirono; erano abbandonati da' collegi e da' buoni cittadini, in modo che quel partito fu necessario, e furonne ancora confortati e pregati da' collegi per minore male. Perché e' non è dubio, se avessino voluto fare resistenzia, ne sarebbono usciti in ogni modo con qualche detrimento loro grande di morte o di altro, e con più danno della città, perché la moltitudine si mitigò alquanto vedendogli cedere in qualche cosa. Ma la verità è bene questa, che e' meritano di essere biasimati in due cose: l'una, che non punirono rigidamente, o per misericordia o per poco animo, quegli che avevono sostenuti e spezialmente messer Salvestro, il che se avessino fatto, sarebbe suto facile cosa che la moltitudine, spaventata e vedutasi tôrre e' capi, si fussi quietata; l'altra, che quando ebbono notizia di quello che apparecchiavano e' Ciompi, non feciono e' rimedi potevono, e di levare su e' cittadini che gli arebbono favoriti, che tutti poi stettono fermi, e di fare venire fanterie di fuora, che era loro facile. Ma fidoronsi degli otto e raportoronsi a' preparamenti loro, e' quali quasi tutti avevano caro ed erano quasi autori di questo movimento e gli tradirono; sì che el gonfaloniere non merita di esser biasimato di avere a ultimo abandonato el palagio, perché questa deliberazione fu necessaria e di meno danno alla città che se violentemente ne fussi stato cavato e morto. Ma bene può essere caricato di essergli mancato l'animo o vero abondato la misericordia, che è spezie di dapocaggine, a punire e' tristi, e così d'avere avuta troppa fede in chi non doveva. Tornò poi da' confini presto perché si mutò lo stato della città, e fu, come è detto, onorato cittadino. Benché fussi fatto cavaliere da' Ciompi, non ritenne el titolo; ma preselo poi, credo per una legge generale che si fece, che qualunque era stato fatto cavaliere da' Ciompi e volessi ritenersi la cavalleria, dovessi essere fatto da uno Esecutore.

Ebbe sempre gravezze grandissime, ed una delle maggiore brighe o forse la maggiore che gli avessi, fu ripararsi da quelle. Morì circa al 1400, e morì essendo de' dieci di balìa per la guerra che si fece con Giovan Galeazzo Visconti duca di Milano. Morì con gran dolore del populo; perché dubitando el populo come è sua usanza, che parecchi cittadini potenti per qualche loro particulare affezione non mantenessino la guerra, quando fu fatto de' dieci promise al popolo che in questo magistrato gli accerterebbe se la pace si potessi avere o no; di che la morte sua dispiacque assai, benché alcuni cittadini ne facessino gran festa. Ed in luogo suo fu eletto allo uficio de' dieci Niccolò suo primo figliuolo.

Morì sendo di annie lasciò tre figliuoli: Niccolò, Piero e Giovanni che fu poi cavaliere,

5 de' quali Niccolò morì giovane. La moglie sua ebbe nome madonna Gostanza e fu degli Strozzi. Secondo posso ritrarre, fu uomo che ebbe un poco la lingua lunga, e dovette essere di poco animo; e non credo che fussi el più savio cittadino del mondo, ma dovette essere ordinario uomo, massime nelle cose dello stato. Può bene essere che nelle mercantie fussi valente, e gli effetti lo dimostrorno; perché quando el padre morì ebbe a restituire tanto che non gli avanzò molta roba, e nondimeno fu poi ricchissimo; e la ricchezza e lo essere uomo di buona natura e di buona casa e credo liberale, gli dettero riputazione anche nello stato.

Piero [Nel 1418 andò commessario al papa, credo a accompagnarlo ed onorarlo nel passare per el nostro. Fu podestà di Prato nel 1424 e vi era quando fu la rotta di Zagonara.

Andò nel 1418 a Mantova, che vi era el papa, credo, non so a che fare né se publico o privato.

Nel 1399 per uno furto fatto a messer Luigi che credeva fussi stato lui ma non era, fu sostenuto in palagio del podestà, lui, messer Luigi Niccolò e Francesco.

Andò nel 1423 capitano d'Arezzo. A dì 26 di ottobre nel 1400, essendo Piero fuggito a Bologna per la peste, Bartolomeo

Valori gli fece scrivere senza saputa di messer Luigi da Guidetto Guidetti che al podestà era preso che aveva a essere esaminato sopra cose di stato, e che di Piero si bucinava qualcosa, e confortalo in caso sia netto a venire insino a Firenze.

Nel 1422 andò capitano delle galee grosse al viaggio di Levante: erano due galee grosse.

fortuna, gli fu del mese disopragiunto Averardo de' Medici sanza suo carico. Vi fu anche

Nel 1424 di gennaio andò imbasciadore a Siena. Nel principio dell'anno 1425 andò commessario a Faenza, per essersi accordato nuovamente el signor Guidantonio co' fiorentini, e la guerra ridotta di là. Di poi perché la in quel mezzo mandato messer Giovanni d'Agobbio, per conto di madonna Gentile e per assettare certe differenzie con Niccolò da Tollentino e con Niccolò Piccinino. Andò capitano di Castracaro nel 1409.

Di luglio 1427 andò imbasciadore allo imperadore, ed essendovi Giovanni si fece cavaliere, il che si interpretò avessi fatto per andargli innanzi: però si ragunorono messer Luigi Ridolfi, messer Matteo Castiglioni, Niccolò da Uzzano, Astore Gianni, Niccolò di Gino, Giovanni e Niccolò Barbadori, ser Pagolo di ser Lando, Simone Buondelmonti, Batista Guicciardini, Bindo da Ricasoli, Ridolfo Peruzzi e molti altri, e scrissongli si facessi cavaliere anche lui; non volle farlo.

Nel 1429 alla fine dell'anno andò capitano della cittadella di Pisa], secondo figliuolo di messer Luigi, fu da giovane ed innanzi morissi el padre, sviato e disubidiente; in modo che messer Luigi aveva fatto fermo giudicio avessi a fare cattiva riuscita; intanto che sendogli rubati certi arienti e cose di valuta in casa, insino a tanto non ritrovò chi era stato, tenne sempre per certo fussi stato Piero suo figliuolo; e di questa sua opinione del furto e del giudicio faceva in universale della riuscita avessi a fare Piero, ne fece ricordo a uno suo libro, di che di sopra è fatto menzione, e nondimeno, come di sotto si dirà, la riuscita sua fu ottima. Il che dimostra che e' trascorsi de' giovani sono fallaci, e non procedono sempre da mancamento di cervello ma da uno certo fervore di età, el quale raffreddandosi cogli anni, non sono punto peggio di quegli che in gioventù sono stati moderati.

Andò di poi in compagnia di certi imbasciadori contro alla voluntà di messer Luigi, e sendo assaliti per la via dalla compagnia di messer Otto Buonterzo da Parma, fu preso lui solo per la fama della ricchezza del padre, e gli altri lasciati a loro viaggio. Fugli posta una taglia grande, la quale non si pagando perché a messer Luigi pareva troppa somma, e massime sendovi ito a suo dispetto, e sperava forse che col tempo sarebbono contenti a minore quantità, accadde che messer Luigi amalò e morì; e nella infermità sua non ricordava altro che Piero, e ordinò fussi riscosso; e così fu di poi che si pagò di taglia ducati tremila, e' quali credo andassino a conto di tutta la eredità di messer Luigi per suo ordine, non a conto proprio di Piero; pure questo non so certo.

Tornato a Firenze, in spazio di qualche anno fallì; e secondo ritraggo, ne fu più tosto cagione la negligenza sua che altra avversità improvvisa gli sopravenissi, perché era uomo magnifico e di grande animo, e non rivedeva e' conti sua, ma lasciavasi governare da altri, e però ebbe fine che suole communemente avere chi non vede e' fatti sua da se medesimo. Nondimeno le avversità feciono conoscere la natura sua generosa e da bene, perché nello accordo fece co' creditori volle pagare soldi venti per lira, ma ebbe solo grazia di tempo, e così a' tempi convenutosi satisfece la intera somma, vendendo de' sua beni. Ho inteso ancora ed è vero, che volle vendere la casa sua di Firenze, che era quella che fu poi di messer Luigi e di messer Rinieri; e perché la stava per sodo di dota della donna sua che era de' Buondelmonti, come di sotto si dirà, non si poteva vendere sanza licenzia di lei; e sendo già rimasto d'accordo col comperatore e menatolo in casa sua con un notaio per rogare el contratto e pigliare la licenzia della moglie, lei non volle mai dire sì, anzi cacciò di casa el notaio e chi comperava, e lui veduta la ostinazione della donna, e forse piaciutagli quella animosità, ebbe pazienza.

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